Il mio capo mi fa impazzire!

Sono davvero stufo di andare avanti così. Il mio capo è un tiranno. Riesce a far sì che ci siamo tutti già licenziati dentro. Un sergente al suo confronto non è niente. Ormai conosco una sola strategia: «mettersi in malattia per non lavorare». Ora si tratta solo di trovare il medico giusto. Non è proprio così semplice.

Devo dire la verità: «non ho voglia di lavorare, mi metto in malattia?» Non è proprio così semplice! Fingere una gastroenterite? Regge una settimana, e poi?

Mi serve una pausa di almeno 4 settimane. Mia sorella mi ha indicato un medico in centro a Milano, da cui forse potrebbe funzionare. Devo dirgli le cose come stanno!

Funzionerà davvero? Ma se vado avanti così, mi ammalerò sul serio. Ieri mi ha urlato contro davanti a tutta la squadra e mi ha tirato dietro un panino secco e raffermo. Non mi ha colpito! Tanto non sarebbe servito a niente. Cosa avrei dovuto fare?

È il capo e il proprietario dell'azienda storica. L'azienda ha 50 dipendenti. Se non mi sta bene, mi sbatte semplicemente fuori! Ma sono giovane e ho bisogno dei soldi!

Se dico al medico: «non ho voglia di lavorare, mi metto in malattia» e lui sta al gioco, allora mi cercherò sicuramente un nuovo lavoro. Una persona non può più sopportare una cosa del genere.

[caption id="attachment_536" align="alignright" width="300"] Il tuo lavoro ti fa ammalare.[/caption]

Così torni in salute:

  • Fai più attenzione a te stesso e ai tuoi bisogni.
  • Ascolta il tuo corpo e i suoi segnali d'allarme.
  • Affronta i tuoi problemi.
  • Cerca il dialogo con le persone del tuo ambiente professionale o privato.
  • Chiedi un aiuto professionale.
  • Presta attenzione al tuo equilibrio tra lavoro e vita privata.

Il mio capo e le sue preferenze

Per fortuna sono un uomo! Le mie colleghe non se la passano bene, perché con loro diventa allusivo. Sfrutta semplicemente la zona di campagna e sa che non troveremmo niente in fretta, oppure dovremmo andare ogni giorno a Milano.

Ma a un certo punto basta! Certo, Milano è troppo cara per viverci, ma così non si può andare avanti. Stamattina, alzandomi, per me era chiaro: non ho voglia di lavorare, mi metto in malattia!

Così ho telefonato e ho detto che non vengo, sono malato. La sua segretaria per fortuna non mi ha fatto domande, perché sullo sfondo squillava un altro telefono.

Ci mancava solo questo. Non avrei saputo cosa raccontarle. In fondo non avrei dovuto, ma è sempre una questione delicata.

Ora sono le 10 e devo prendere una decisione. Chiamerò il medico a Milano e poi cercherò un nuovo posto su internet. Ho un ottimo diploma di fine apprendistato e lì non avrei dovuto assolutamente iniziare. Un anno di angherie basta!